Come i Social Mi Aiutano a Convivere con l’Ansia

Era il Febbraio del 2006. Avevo 19 anni e mezzo. All’inizio scambiai quelle prime avvisaglie per un virus, un qualcosa che mi ero presa a Londra e che non voleva lasciarmi. Quello che ancora non sapevo, a quel tempo, era che stavo manifestando le mie fasi iniziale del Disturbo d’Ansia Generalizzato, quello che alcuni di voi magari conosceranno come Anxiety Disorder.

Prima di potervi parlare di come i social mi hanno aiutato e continuano ad aiutarmi a convivere con l’ansia, ho bisogno di farvi capire alcune cose.

Sono Anxiety Girl! Sono una super-eroina!

Sono Anxiety Girl! Sono una super-eroina!

Non parlo molto di questa parte della mia vita, di questa parte di me che combatte una giornaliera battaglia contro l’ansia. Vedete l’ansia è una cosa normale, naturale, persino importante, in piccole dosi. La mia ansia è continua, è debilitante, è ciò che non mi fa vivere in maniera “normale”. E’ difficile parlare di queste cose per me per due motivi. Prima di tutto perché è qualcosa di estremamente intimo. In secondo luogo perché ansia, attacchi di panico, depressione sono cose viste negativamente, c’è uno stigma. Scrivere questo post è una scommessa con me stessa. Era qualcosa che volevo fare da molto, ma che fino ad adesso non avevo avuto il coraggio di fare.

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Vuoi far crescere il tuo business sul web? Ecco cosa devi fare

Fai un passo avanti: ecco come puoi far crescere il tuo business e la tua azienda con il web marketing

Fai un passo avanti: ecco come puoi far crescere il tuo business e la tua azienda con il web marketing

Hai un sito web e vuoi far crescere il tuo business? Ti spiego come. Inanzitutto è importante che tu sappia che avere un sito web non è più sufficiente. Ce l’hanno tutti un sito web ormai. Per far crescere il tuo business, hai bisogno di qualcosa di più. Il tuo obiettivo è quello di portare al tuo sito persone che ancora non conoscono il tuo business.

1. La SEO è indispensabile.

In un mondo in cui i siti sono sempre di più, qual è il modo per riuscire a raggiungere nuovi clienti? La risposta è la SEO. SEO sta per Search Engine Optimization e qualcuno dice che è morta, ma lo dicono da anni, quindi non credeteci: la SEO si evolve, ma è sempre importante. In parole povere la SEO, se fatta bene, può aiutarti ad avere un buon posizionamento sulle parole chiave del tuo settore, in questo modo potrai essere trovato più facilmente anche da chi non conosce la tua attività.
Hai bisogno di più informazioni? Non c’è problema. Puoi leggere il mio post “Cos’è la SEO?” in cui ne spiego le basi.

2. Il tuo sito deve essere responsive

Sempre più persone oggi navigano da smartphone, molte da tablet. Questa è la realtà di oggi. Il tuo sito deve vedersi bene da ogni tipo di schermo e da ogni tipo di dispositivo. Il tuo sito, in sostanza, deve essere responsive.

Chi naviga da dispositivi mobile deve essere in grado di vedere il tuo sito al meglio. Un utente che non riesce a visualizzare bene il tuo sito web, dal tuo sito ci esce. Non avere un sito responsive significa perdere potenziali clienti.

Inoltre recentemente Google, tramite Matt Cutts, ha affermato che dovete pensare al mobile ORA. Questa è una velata minaccia, in un certo senso.

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Le origini del Mito – Silvia Cariello

Le origini del Mito – Silvia Cariello

La rubrica più amata da grandi e piccini è tornata! Abbiamo conosciuto un professionista SEO, poi Alice, che ora ha un blog, ci ha parlato della sua vita da Social-Coso. Adesso la parola spetta a Silvia, professione programmatrice.
L’intervista a Silvia è un po’ diversa dalle altre. Il fatto è che io e Silvia lavoriamo insieme tre giorni a settimana e siamo vicine di scrivania (e ogni tanto la mia roba si espande sulla sua scrivania per altro, ma shhh).
Senza nessun indugio, quindi lascio la parola direttamente a Silvia

Silvia, ti occupi di programmazione di siti web. Puoi dirci come hai iniziato? Hai frequentato un’università particolare o hai fatto dei corsi?

Ciao Elisa e a tutti i lettori di Acrossnowhere.
La curiosità per l’informatica è sbocciata durante gli anni della pre-adolescenza, dove al momento di scegliere il mio percorso di studi, dopo le scuole medie, mi ha portato a iscrivermi al liceo scientifico sperimentale informatico, dove ahimè devo dire le esercitazioni di laboratorio non erano frequenti e i linguaggi studiati erano obsoleti già all’epoca.
Dopo varie peripezie scolastiche però sono approdata all’università ed è lì che è nato l’amore per il web.
Ho studiato Scienze della Comunicazione all’Università di Genova nel Campus Universitario di Savona, dove tra le varie materie, c’erano 5 corsi di informatica. Dalla storia dell’informatica e le basi come saper usare software open source come OpenOffice o premium come Office, ai linguaggi di programmazione per il web: Html, Css, Php, Javascript e Java. Questi erano poi corredati da esami che insegnavano ai nostri “esperimenti del web” a interagire con i database (in particolare MySql) e i web server. Oltre a questi c’era anche un esame che insegnava le buone prassi del web, dell’e-government e della sicurezza informatica.
Poi ho frequentato corsi di programmazione che mi hanno fatto approdare alle esperienze di stage, che mi hanno aperto le strade della via lavorativa, dove ho imparato il metodo, a sporcarmi le mani con il codice e che mi ha formata professionalmente.
Vi ho già annoiato troppo, quindi per le mie esperienze e curiosità vi rimando al mio profilo LinkedIn.

Sei sempre stata una “smanettona” oppure è qualcosa che hai scoperto recentemente?

Un po’ e un po’. Come detto l’interesse per l’informatica è qualcosa che è nato in età pre-adolescenziale, la curiosità per i computer però si è fatta evidente quando durante un laboratorio di informatica alle elementari, un po’ per gioco e un po’ perché sono sempre stata una “bimba vivace”, ho iniziato a toccare i vari tasti sul MACINTOSH 128k e ho cambiato le impostazioni dello sfondo, prendendomi anche un rimprovero dalla maestra che non capiva cosa avessi combinato.
Forse perché in casa non ho mai avuto un computer fino all’età di 16 anni…
Lo ricordo ancora il mio primo computer. Usato, preso ad un prezzo scontatissimo da un amico di mio padre, con un Hard Disk da 20Giga, i floppy da 1,5 pollici per salvare i dati e il sistema operativo più buggato (e peggio di Vista..): il caro e vecchio Windows Millennium!
Ragazzi lì si che mi sono fatta le ossa nell’hardware e nel software!

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#DieciCoseGenova – Resoconto e commento

Sono le 20.10 dell’8 Luglio e sono un po’ “cotta“. E’ stata una giornata intesa, che ha distrutto un po’ delle mie certezze, mi ha confermato cose che sapevo e mi ha messo addosso molta confusione.
Era ora che un evento di formazione digital arrivasse a Genova. La Liguria, sebbene a volte sembri un po’ addormentata, in realtà è piena di Social Cosi.

Devo anche ammettere che quando ho letto per la prima volta il programma ero molto più interessata alla parte di Rocco che a quella di Paolo. Leggendo il blog di Paolo di frequente pensavo di essere più in grado di seguirlo, mentre non mi sentivo altrettanto sicura sui Facebook Ads. In realtà poi la parte sul Social Media Roi mi ha fisicamente distrutta e ho scoperto che in fondo nei Facebook Ads un po’ me la cavo (meglio di quello che pensavo). Ma sto anticipando troppo.

La giornata inizia cercando il Talent Garden. Personalmente non c’ero mai stata. E’ un po’ difficile da trovare, ma è un posto bellissimo. Mi piacerebbe da matti lavorare in un posto del genere. C’è un’atmosfera fantastica, la stessa che puoi trovare negli uffici di Facebook o Twitter: manca solo il biliardino.
Oltre all’atmosfera mi accoglie anche la colazione, ma il mattino io carburo più tardi, quindi mi sistemo e aspetto che Rocco sia pronto a cominciare.

Nonostante avessi promesso un live-tweeting agli amici di FarmaciaSerra, purtroppo fin da subito ho capito che seguire per bene e commentare sui social sarebbe stato difficile. La mia attenzione era tutta per i due relatori: posso dire che pendevo dalle loro labbra e non starei esagerando. La mia mancanza di Tweet sottolinea la mia concentrazione e il mio interesse.

E alla fine c'era pure l'attestato

E alla fine c’era pure l’attestato

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Social TV – Twitter vs Tumblr

Del rapporto tra i social e la televisione parlai qualche tempo fa sul blog di Paolo. Seguo l’argomento sempre con molto interesse, anche perché social e televisione sono due mie grandi passioni, come credo si possa intuire.

Quando si parla di Social TV si pensa instintivamente a Twitter. Non è un caso per altro. Il rapporto tra Social TV e Twitter è dimostrato e collaudato: lanciare un tweet è il modo migliore per commentare in diretta un evento televisivo, dalla WorldCup al telefilm in onda.

La diretta è decisamente importante per Twitter, ma vi sbagliate se pensate che sia solo una questione di “real time”, perché hashtag come #SerialUpdate, lanciato dall’italianissimo Serialmente, servono per commentare serie televisive nuove tanto quanto quelle vecchie.
Quindi è Twitter il re della Social Television? No, non esattamente. Twitter ha un temibile rivale e quel rivale è Tumblr. Siete sorpresi?

Prima di parlare di Tumblr vs Twitter, volevo spendere due parole su Facebook. Facebook ci prova ad essere compatibile con la Social TV, ma secondo me il mezzo non è adatto.
Il “Sto guardando“, novità relativamente recente, ha un po’ aiutato, ma rimane il fatto che non è abbastanza per riuscire a raggiungere Twitter. E neanche Tumblr se è per questo.

Lo Studio di Pulsar

L’anno scorso Tumblr ha commissionato alla società inglese Pulsar di misurare le attività social intorno ad alcuni telefilm. I telefilm che sono stati sottoposti a studio sono stati “Sherlock” della BBC, “Supernatural” della CW, “Pretty Little Liars” della ABC Family, “Sleepy hollow”, telefilm rivelazione della NBC, e anche “Malcom in the Middle”, sitcom che andava in onda qualche tempo fa e che nel cast conta Bryan Cranston, protagonista di Breaking Bad.
Pulsar ha stabilito che il 70% delle menzioni su queste serie televisive avviene su Tumblr. Su Twitter gli stessi show avevano un picco di mention durante la messa in onda, ma già subito dopo la fine dell’episodio le mention scendevano al 3%.

social tv e tumblr lo studio di pulsar

Lo studio di Pulsar su Tumblr

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#AskThicke – Il Social Media Disastro

Non so come iniziare questo post. Potrei iniziare dicendo che è successo di nuovo, che dopo il fallimentare e orribile risultato di #ASKJP, qualcun altro ha avuto la pessima idea di prendere un personaggio controverso e di ideare una Q&A con un hashtag dedicato. Potrei anche iniziare chiedendomi se quelli che hanno pensato a #AskThicke si siano mai connessi ad internet prima di oggi. Come potevano pensare che fosse una buona idea?
Semplicemente vi dirò che #AskThicke era un disastro annunciato.

La problematica dietro a Robin Thicke

L’anno scorso la canzone “Blurred Lines” è stata un vero tormentone. Su Youtube la canzone ha ricevuto molti commenti e molte condivisioni. Ma il buzz mediatico dietro a “Blurred Lines” non è dovuto che ci troviamo di fronte ad una canzone orecchiabile. No.

La canzone di Robin Thicke ha creato un bel po’ di commenti negativi. Il motivo è solo in parte da ricercarsi nel video piuttosto esplicito, ma nel testo. Il testo della canzone infatti è decisamente misogino: Thicke definisce la donna a cui canta un’animale, una “bitch” la cui traduzione letterale è cagna ma può anche essere usato come sinonimo di donna dai facili costumi. La cosa peggiore di “Blurred Lines” è che il testo di Thicke sembra anche un’apologia dello stupro. La donna nella canzone gli dice di no, perché è una “good girl” e tanto lui sa che “i know you want it”. Sono queste le blurred lines di Thicke: non è davvero un no quello della ragazza della canzone.

Si potrebbe pensare che in fondo è solo una canzone, ma Project Unbreakable ci dimostra che la canzone di Thicke è realtà per tante vittime di violenze sessuali (soprattutto donne, ma anche uomini).

"You know you want it" - Da Project Unbreakable

“You know you want it” – Da Project Unbreakable

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Diventa un Tumblr Power User

La popolarità di Tumblr continua ad aumentare e sempre più persone se ne stanno accorgendo, quindi sul web si trovano sempre più guide che spiegano cos’è Tumblr, come funziona, come iniziare ad usarlo, perché inizia a diventare importante. E’ arrivato il momento quindi di passare al livello successivo. E’ arrivato il momento di usare Tumblr like a boss.

come usare tumblr la guida definitiva

Keep Calm and… TUMBLR ON!

Conosci i tuoi limiti

Tumblr, come ogni altro social media, ha dei limiti prefissati per gli utenti, sono delle limitazioni sui post, amici e ask, ma c’è anche una cosa che ben pochi sanno sui tag.
Parliamone

  • Il massimo numero di post in un giorno è 250.
  • Non puoi aggiungere più di 250 amici/followers in un giorno.
  • 250 è anche il limite dei post in “coda”.
  • E infine… non si possono inviare più di 10 Ask al giorno e solo 5 di questi 10 possono essere in forma anonima.

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