Il Problema di Twitter non sono i 1Direction

Qualche tempo fa ho scritto un post in cui cercavo di parlare di Libertà di pensiero sui social media. L’ispirazione del post mi è venuta dalla vicenda che ha coinvolto il nuotatore inglese Tom Daley che è stato pesantemente insultato da un ragazzo su Twitter.
Come ben sapete sono a favore del web libero e della libertà d’espressione, ma non sono d’accordo che libero pensiero equivalga a libero insulto. Penso che in linea di massima la vita sui social media sia facile, più facile di quella che dobbiamo affrontare nella vita reale: sui social posso decidere chi seguire, chi ascoltare e chi bloccare. Ma d’altra parte è anche vero che, come società, stiamo diventando più aggressivi e sui social questo è ancora più evidente: stare dietro uno schermo ci da più forza e non c’entra essere anonimi o no: è così e basta (a tal proposito vi segnalo questo articolo “The internet is turning us all into sociopaths” con cui concordo in larga parte).

Cose che mi succedono spesso

Recentemente Twitter è tornato nell’occhio del ciclone perché un calciatore del Chelsea, John Obi Mikel, si è disiscritto da Twitter dopo pesanti insulti razzisti. Il razzismo non è cosa nuova su Twitter e sugli altri social media: ricordo i commenti degli americani dopo lo tsunami in Giappone così come i commenti contro il personaggio di Rue in The Hunger Games.
E non c’è solo razzismo su Twitter. C’è anche Omofobia: ricordo con orrore il trends #ToMyUnbornChild da cui poi è stata creata una campagna di sensibilizzazione. E ovviamente, questo non manca mai, il sessismo: quante persone ho già dovuto defolloware perché hanno più volte insultato le donne, usando epiteti irripetibili?

Ed è per questo che mi incazzo quando sento i miei following su Twitter che si lamentano dei trends che sono tutti incentrati su Justin Bieber o sui 1Direction. Le fan di JB e dei 1Direction non sono il problema. Il problema è la gente razzista, è la gente sessista, è la gente omofoba. Questo è il grande problema dei social network e della nostra società.

Dopo le olimpiadi mi sono appassionata al programma di MTV “Ginnaste vite parallele“. Il motivo è abbastanza semplice: per me quello che fanno le ragazze nel programma è pura magia, considerato che io non sono mai stata capace di fare neanche una ruota. Inoltre trovo rinfrescante vedere ragazze che vanno d’accordo e che si sostengono a vicenda (incredibile ma vero: le donne non si odiano tra loro, anzi…). Quindi di tanto in tanto vado a dare un’occhiata all’account Twitter di Carlotta Ferlito (detto così, mi fa sembrare una stalker) e uno dei suoi tweet mi ha lasciata perplessa.

Carlotta Ferlito Tweet 1Direction

Non c’è nulla da ridire sui gusti musicali di qualcuno

Nel caso non lo sapeste ancora, io non ascolto né Justin Bieber né i One Direction. Non è il mio genere di musica. E per me il discorso potrebbe finire qui. La musica è qualcosa di personale, è una questione di gusti. Potremmo discutere per ore sul fatto che “The Cave” dei Mumford & Sons sia meglio di “Live While We’re Young” dei One Direction e probabilmente, da un punto di vista puramente oggettivo, è così, ma sostanzialmente la musica non è una questione di oggettività, la musica è questione di quello che ci piace, che ci fa sentire bene, che ci fa venire voglia di ballare, etcetc.

Volete sapere una cosa? Io ogni tanto, alla veneranda età di 26 anni, mi ascolto “Party in the USA” di Miley Cyrus e mi scateno come una pazza. E non me ne vergogno. Perché non è un problema il fatto che mi piaccia una canzone di Miley Cyrus. Punto. Questo è quanto.

Io non ho problemi con le fan di Justin Bieber. Perché dovrei? Al massimo potrei avere un problema con le fan di Justin Bieber che hanno insultato Lily Allen dopo il suo aborto spontaneo, dicendole che quella era la conseguenza per aver denigrato JB, ma so benissimo che queste sono solo una parte (chiassosa e insopportabile) del grande fandom di Justin Bieber.
Io non ho problemi neanche con le fan dei 1Direction. Perché dovrei? Ora vi svelo un segreto: visto che i 1Direction non mi interessano, evito di seguire gente che ne è ossessionata. E’ così semplice, lo giuro.

Invece a me creano problemi le fan di Chris Brown. Per il semplice motivo che Chris Brown è quello che ha quasi ammazzatto Rihanna di botte, non si è mai pentito e ora va in giro con una la faccia di una donna picchiata tatuata sul collo (di classe). Come fa un tizio del genere ad avere fan? Come fanno le sue fan a dire cose come “da lui mi farei picchiare”? Ma d’altra parte ci sono persone, che non hanno neanche più la scusa dell’età, che continuano a supportare gente come Polanski e Sean Penn. Ecco. Sì. Questo mi crea dei problemi. Il razzismo mi crea problemi. L’omofobia mi crea problemi. Il sessismo mi crea problemi. Le fan dei 1Direction non mi creano problemi.

Sento spesso i miei followers lamentarsi perché i 1Direction sono di nuovo nei Trends e io non capisco il perché. Siete così ossessionati da questa cosa che perdete del tempo prezioso che potrebbe essere utilizzato meglio. E’ molto meglio pensare a ciò che amiamo, piuttosto a qualcosa che odiamo.
Come persona che lavora nel mondo del web-marketing, invidio l’organizzazione delle 1directioners che hanno creato una community attiva e unita.
Come persona invece adotto la filosofia del vivi e lascia vivere.

Per la vostra gioia una foto dei One Direction senza maglietta

Acrossnowhere

About Elisa Acrossnowhere

Sono nata nel 1986 e sono connessa ad internet dal 1999. Lavoro con il Web ma non è una semplice occupazione, è una vera e propria vocazione. Mi definisco una Factotum del Web-Marketing, in particolare mi occupo di SEO e Community Management. Ero una nerd prima che fosse una cosa cool, porto gli occhiali perché sono miope e nel tempo libero mi piace leggere e scrivere.

A tal proposito:

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  • http://profile.yahoo.com/HR3BNIPY7TVZSVG6YNVYVSDIM4 Dani

    Il perché sta nel fatto che son ‘robe’ imposte dalle tv, dalle case discografiche, sono idoli di cartone. Le ragazzine mica ascoltano la loro musica, impazziscono per loro perché son state traviate, come 20 anni fa vennero traviate dai mass-media quelle che piangevano per i Take That e poi i Backs. Boys.
    Costruiscono gruppi dal niente, di giovincelli piacioni, che dicono cose semplici-semplici che queste ragazzine vorrebbero sentirsi dire.. la musica non c’azzecca nulla! Solo emozioni virtuali. Se fosse una questione di musica, anche a 18-20-30-40 anni ascolterebbero i gruppi teens.

    • Acrossnowhere

      Grazie per il tuo commento, Dani, posso dirti che concordo in parte.

      Un recente studio americano diceva che i nostri gruppi musicali cambiano nel tempo ed è per questo che gli “adulti” non ascoltano la musica da “ragazzini”. E’ ovvio che i One Direction ora e i BackStreet Boys prima (o i New Kids on the block o gli Hanson o i Take That) siano nati come operazioni commerciali, ma ciò non significa che non siano importanti per un fan o che qualcuno non ci trovi un messaggio di speranza in quelle canzoni. E poi, come dico sempre, anche i Beatles nascevano come un gruppo da “ragazzine” e poi si sono evoluti. Gli stessi Backstreet boys in fondo sono riusciti ad evolversi e hanno un sound molto diverso ora rispetto agli inizi. E come loro anche gli Hanson hanno fatto lo stesso.
      Inoltre il punto è che ci preoccupiamo troppo di queste boy-band, quando in realtà dovremmo preoccuparci di cose più serie e più importante