Di Social Media Team, della mostra di Doisneau e delle occasioni perdute

Qualche tempo fa ho preso parte ad una conferenza del Social Team Diffuso Liguria, vi ricordate? Ne ho parlato anche su questi lidi. Ciò che avevo lamentato l’ultima volta era la mancanza di concretezza del progetto. Adesso, a distanza di mesi, posso dirvi che la concretezza continua a mancare e che in questi mesi non si è discusso quasi per nulla su cosa e come fare ad aiutare la Liguria dal punto di vista turistico.
All’epoca avevo anche detto che mi sarebbe piaciuto fare dei “Flashmob sociali” per aiutare i piccoli commercianti ed esercenti liguri, quindi ho provato a proporre l’idea agli altri del Social Media Team, ma solo due persone mi hanno risposto e poi è caduto nell’oblio, insieme a tutto il resto.
In ogni caso oggi torno a parlare di Social Media Team, perché sono appena tornata dalla visita alla Mostra di Doisneau e ho una serie di cose negative da segnalare e quindi colgo l’occasione.

Niente Foto

Al Louvre di Parigi puoi fotografare la Gioconda. Alle mostre del Ducale invece non puoi neanche fotografare le fotografie, il che lo trovo del tutto un controsenso (unica eccezione la mostra di McCurry che secondo me è stata una delle mostre più belle di sempre e non solo per le foto libere). Al Ducale, non importa quale mostra stai visitando, una cosa è sicura: le foto non sono ammesse.
Peccato.
Il divieto di fare foto dimostra una mentalità antica che si lascia sfuggire un sacco di promozione gratuita. A me piace fotografare qualcosa quando vado nei musei e nelle mostra. Non solo mi rimane un ricordo per me, ma posso anche condividere quel momento in diretta con i miei amici e con il resto del mondo grazie ad instagram/facebook/Twitter e compagnia bella. Quando faccio una foto e la condivido sui social, sto facendo pubblicità gratuita alla mostra.
Invece no. Niente foto.
Ho provato a chiedermi perché. Perché questa ostinazione?
E la risposta che ho trovato è stata questa. Penso che lo facciano perché sperano che poi le persone comprino i libri dedicati all’autore e alla mostra. Penso sia questa la motivazione. E se davvero fosse questo il caso, la mia risposta è un perentorio “LOL”. Non è che se non fotografo la mostra, poi non esista modo per recuperare le foto che ho visto. C’è una cosa che si chiama Google Immagini che funziona benissimo.

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Ciao! Sono Google Immagini!

Niente cellulari e niente informazioni

Come al solito ho preso la mia audioguida e sono entrata nella mostra. Come al solito non tutte le opere sono spiegate dall’audioguida. Nella mostra di Doisneau ci sono molti ritratti, alcuni ritratti sono di semplici cittadini, ma ci sono anche nomi famosi che però io non conosco, quindi, siccome non c’era assolutamente nessuna informazione, ho fatto quello che chiunque avrebbe fatto: ho tirato fuori lo smartphone, che era silenzioso, e sono andata su Google a cercare informazioni. Ho cercato Sandrine Bonnaire, i fratelli Prévert e poi Alberto Giacometti, poi è venuto il custode e mi ha detto di mettere via il cellulare. Niente cellulare alla mostra.
Lo ripeto perché è una cosa assurda.
Non posso usare il cellulare per cercare informazioni che la mostra non mi fornisce.
Ho detto al custode cosa stavo facendo, cercavo informazioni, e lui mi ha detto che la regola è questa e posso farmi della carta e della penna per annotarmi le cose che non so da cercare dopo.
Un minuto di silenzio.

Lo screencaps della mia ricerca su Alberto Giacometti. Dopo ho dovuto mettere via il cellulare come se fossi a scuola

Sapete sono una persona che ha un buon rapporto con la tecnologia. La uso ma non ne abuso. L’ho già fatto presente in passato. Non sono dipendente dal mio iphone, però è un aggeggio utile: dentro al mio iphone ho il mondo, ho tutte le informazioni di cui posso avere bisogno e lo sto usando perché la mostra ha delle mancanze.
No, non voglio carta e penna (che per altro avevo nel mio zaino).

  • Non voglio carta e penna perché sono in piedi, non ho nulla a cui appoggiarmi e sto già tenendo in mano l’audioguida.
  • Non voglio carta e penna perché non voglio sapere chi è Alberto Giacometti quando sono uscita dalla mostra, voglio sapere chi è Giacometti MENTRE sto vedendo la fotografia che lo rappresenta.
  • Non voglio carta e penna, perché ha disturbato più il custode che mi ha detto di mettere via il cellulare che non io a ricercare su Google ciò che mi stava interessando.

Non voglio carta e penna perché, nel caso non ve ne foste accorti, è il 2014 e non è possibile che in una Liguria che si va vanto di essere smart city, di avere wi-fi gratuito ovunque e di avere un social media team non posso usare il mio smartphone per cercare informazioni inerenti alla stessa mostra che sto visitando.

Sono leggermente alterata, me ne rendo conto, ma spesso le realtà assurde di questo tipo mi fanno perdere le staffe, perché odio le cose senza senso. Odio il fatto che la mia visita è stata rovinata da questo fatto. Dico rovinata con giusta causa, perché c’erano tante altri personaggi che non conoscevo e che mi sarebbe piaciuto scoprire, invece la mia esperienza è stata troncata a metà. Alla fine ho chiesto alla ragazza all’ingresso se c’era un libro dove poter scrivere un commento e mi hanno fatto compilare un questionario e la mia opinione in proposito è stata pessima (a prescindere dalla faccenda smartphone, la mostra a mio avviso è stata male organizzata e come al solito il costo era alto). Non possiamo stare qui a parlare di second screen experience e di cultura se poi impediamo a persone come me di accedere alle informazioni tramite smartphone. Eccheccazzo.

Conclusioni

Uscita dalla mostra ho cercato di fare il check-in su 4square come faccio solitamente quando vado ad una mostra. Su 4quare mancava la venue, quindi ho fatto un check-in generico in palazzo ducale e ho scritto il mio pensiero (“La mostra di Doisneau è pessima per quanto mi riguarda.”) che poi ho rigirato ai miei 760 amici di Twitter.
Sono arrivata a casa e ho deciso di scrivere questo post. Il mio blog ha circa 100 visite al giorno. Girerò questo post ai miei amici che pensavo di andare a vedere la mostra sabato e sconsiglierò loro di andarci. Lo girerò sui social, utilizzando i vari hashtag in modo che anche le persone che non mi conoscono possano essere raggiunti dalle mie parole e ovviamente lo rigirerò anche a Roberta Milano e tutte le persone che fanno parte insieme a me del Social Media Team Diffuso Liguria e chiederò loro di cercare di spiegarmi il perché di tutto questo.
E complimenti agli organizzatori: tutto questo si sarebbe anche potuto evitare semplicemente fornendo maggiori informazioni direttamente sulla mostra, ma effettivamente tutte le mostre del ducale lasciano a desiderare in questo punto, purtroppo.

P.S. Giusto per concludere la tirata. Ieri mi sono iscritta a TripAdvisor (meglio tardi che mai) perché ho dovuto fare una pessima recensioni alla Terme di Genova, in cui sono stata il 19 Agosto scorso con mia madre. Durante la visita mia madre è stata male, ha perso la memoria, non capiva chi era o dov’era (ha avuto un attacco, abbiamo poi scoperto, di amnesia globale transitoria) e nessuno in quell’occasione ha dato una mano a me o a mia madre. L’unica cosa di cui si sono premurati è stata portarci fuori dalla struttura e poi sparire nel nulla, lasciandoci completamente sole in attesa dell’ambulanza. Mio padre ha anche mandato una email alla struttura, lamentandosi di come ci hanno lasciate del tutto sole e senza aiuto. Sono passati mesi dalla email e ancora adesso aspettiamo una risposta. Bene, si possono godere la mia critica ultra-negativa su TripAdvisor (in fase di pubblicazione) e ciò che ho scritto qui.

Acrossnowhere

About Elisa Acrossnowhere

Sono nata nel 1986 e sono connessa ad internet dal 1999. Lavoro con il Web ma non è una semplice occupazione, è una vera e propria vocazione. Mi definisco una Factotum del Web-Marketing, in particolare mi occupo di SEO e Community Management. Ero una nerd prima che fosse una cosa cool, porto gli occhiali perché sono miope e nel tempo libero mi piace leggere e scrivere.

  • Cara Angie, mi sono presa dieci minuti per leggerti perché la tua esperienza mi è molto familiare. Premetto che le fotografie nei musei stranieri le ho viste “libere” solo a Parigi. A Vienna, per esempio, sono vietate in molti musei, così come alle sinagoghe a Praga o a Londra (dove, però, i musei sono a ingresso totalmente gratuito per la maggior parte) o a Roma a Castel Sant’Angelo.
    Il problema delle fotografie lo riscontro un po’ ovunque e a me, più della risposta legata ai libri, è arrivata quella della cartoline (>.>). Però al MET le fai senza problemi, eh!
    Io, in genere, fotografo ciò che amo e ciò che amo in genere NON è pubblicato sui libri o sulle cartoline, dunque sono fregata. Quando posso fotografo, quando non posso lo faccio ugualmente e spero non mi scoprano. Nel caso, chiedo scusa e me ne vado con le fotografie almeno sino a quel punto.
    Ho il diritto di fare fotografie senza flash e, in caso, quanto meno di utilizzare lo smartphone per fare ricerche. Specie se poi mi fai lasciare lo zaino obbligatoriamente nel guardaroba, perché capita anche quello.
    Personalmente condivido tutto ciò che dici, e lo sottoscrivo.
    Sono anche molto fiera di come stai muovendo la campagna contro la pessima organizzazione. Queste sono le cose che negozianti, istituzioni etc non comprendono.
    TripAdvisor vuol dire TUTTO ora, per una struttura alberghiera e/o legata al turismo.
    La potenza del web è immensa.
    Un’amica è stata alla mostra di Munch, mi ha detto che non vale la pena andarla a vedere (parentesi aperta e chiusa).

    Mi spiace tu non sia riuscita a goderti la mostra =/
    Capisco perfettamente il nervoso, credimi =*

    • Acrossnowhere

      Le fotografie sono il mio minor problema in questo caso. Il mio punto di vista è questo: la foto fa male all’opera? Sì o no? Perché una volta diceva che non si poteva fotografare, perché può danneggiare l’opera. Poi hanno detto che no, fotografare non è un problema, basta che si usi il flash. E’ inutile ormai stare ancora a sindacare sulle foto, quando si trova ogni cosa su Google. Chi fotografa, lo fa per condividere il momento. Di solito quando sono ad una mostra, io cerco di fotografare la mostra non il singolo quadro. “Oggi sono stata alla mostra di tizio” e via condivisione su instagram e tutte le realtà associate ad instagram.
      Ma il problema vero di questa storia è che io non posso usare il mio smartphone. Non esiste proprio. A maggior ragione perché lo stavo usando per sopperire alle mancanze della mostra stessa.
      Comunque alla fine concordiamo 😀