Miti SEO che dovremmo dimenticare

Dobbiamo parlare. Ci sono alcuni miti SEO che proprio non vogliono morire. Ne hanno già parlato in tanti, ma mi sa che in questo caso ripetita iuvant.
Il fatto è questo: c’è un’ignoranza diffusa sui temi di web marketing e questa ignoranza viene spesso alimentata, perché è difficile distruggere lo status quo, quando è nell’interesse di molti che la giusta informazioni non passi.
Sì, mi rendo conto di essere particolarmente dura con le mie parole oggi, ma d’altra ogni volta che apro un video su Youtube vedo la pubblicità di Wix che mi chiede se voglio un sito gratis, quindi potete immaginare il mio discontento.

Il primo posto su Google

E’ da quando aperto questo blog che continuo a dire che un SEO non può, in buona coscienza, promettere il primo posto sui motori di ricerca. Chi lo promette può essere considerato un truffatore. Il fatto è che il primo posto su Google semplicemente non esiste. I risultati di ricerca proposti dai motori di ricerca sono personalizzati dipendono dalla nostra geolocalizzazione e dalla nostra cronologia di ricerca.
In ogni caso promettere primi posti non significa nulla. Ciò a cui dovrebbe puntare una strategia SEO è l’aumento del traffico al sito, dell’engagement e possibilmente delle conversioni. La SEO è più del posizionamento e di vanity metrics. La SEO è un investimento e come tale deve produrre risultati che siano tangibili.

Keyword esatte

Parlare di keyword esatte è anacronistico. Già nel 2011 si diceva che Google poteva riconoscere plurare e singolare. Adesso si parla anche di intento di ricerca e di ricerche vocali.
Il linguaggio deve essere naturale, usare keyword esatte significa perdere autenticità: non solo se ne accorgono i nostri lettori, ma anche i motori di ricerca.

Lunghezza minima

La lunghezza minima per la SEO non esiste. E il semaforo di Yoast è per il 50% responsabile di tutta la disinformazione SEO mondiale.
In generale sappiamo, dai dati raccolti, che gli articoli che si posizionano meglio contano circa 1500 parole (siamo quindi ben lontani da quel limite arbitrario di 300 parole di Yoast). Ma non è una regola fissa e spesso ci troviamo in serp, perfettamente posizionati, articoli di 100 parole. Come funziona allora? Funziona che la SEO non è solo contenuto: è struttura, è link-building, è contenuti, è tecnica.
La lunghezza minima non esiste.

La Link building non serve

Che la link building sia cambiata negli anni è evidente. Anche la recente chiusura di dmoz è un segno equivocabile di questo mutamento. Che la link building non serva però è un’affermazione quanto meno azzardata.
Per esperienza diretta posso dirvi che ho lavorato su un settore abbastanza concorrenziale (ma local) dove la link building era piuttosto importante, ma anche piuttosto rischiosa (mercato molto statico, i link dei concorrenti arrivavano da link farm e directory). A posizionarmi bene sulle keywords più importanti ce l’ho fatta, ma ci ho messo due anni e mezzo facendo un lavoro enorme su contenuti e social. Ci sono dei settori in cui senza link building non ce la potete fare.
Link building adesso significa anche link di qualità e link earning. In sostanza è cambiato il modo in cui si fa link building (non tutti i link sono creati uguali) ma non del tutto la sua importanza.

La SEO non mi serve

Con il proliferare dei social e dei servizi di ads sempre più targhetizzati (da Adwords a FB Ads) sento sempre più spesso persone che sono convinte che la SEO non gli serva, ma per me questo è un errore. Avere un sito SEO-Friendly comunque porta dei vantaggi, in primo luogo perché SEO significa anche User-Experience e se ti manca quella… CIAONE!

“La SEO non mi serve”

I Social Media non servono per la SEO

Ci troviamo di fronte ad un argomento effettivamente complesso in cui ci sono diverse correnti di pensiero. Per me pensare alla SEO senza pensare ad una strategia social suona come una mozzatura. Intendiamoci, i Social direttamente non influiscono la SEO di per sé, ma hanno comunque dei vantaggi: dalle nuove visite all’aiuto nella SEO Local con una pagina Facebook ben geolocalizzata.
Inoltre essere nel 2017 e dover scegliere tra SEO e Social è abbastanza inutile. Servono entrambi.

La SEO è morta

La SEO è data per morta da almeno una decina di anni. Nella realtà dei fatti vuole farvi sapere che gode di ottima salute e non è mai stata meglio.

N.B. Sì, mi odio abbastanza per aver utilizzato “Ciaone”

Acrossnowhere

About Elisa Acrossnowhere

Sono nata nel 1986 e sono connessa ad internet dal 1999. Lavoro con il Web ma non è una semplice occupazione, è una vera e propria vocazione. Mi definisco una Factotum del Web-Marketing, in particolare mi occupo di SEO e Community Management. Ero una nerd prima che fosse una cosa cool, porto gli occhiali perché sono miope e nel tempo libero mi piace leggere e scrivere.